POESIE - LAZIO
Quànno Martin Lutero all’imprincipio
Narrano le cronache della Riforma, che Martin Lutero, quando si ritirò in meditazione ed iniziò a studiare il documento che cito nel sonetto, era ancora un buon frate “cattolico e apostolico”. Al termine del suo studio s’era trasformato nell’eretico che tutti conosciamo. Ad altri il compito di spiegarne le ragioni vere. Secondo me, invece, esiste la possibilità che il popolino già a quei tempi si chiedesse: “non sarà mica leghista?” . Vi prego di non voler considerare quanto precede e quel che segue, insulti o dileggi verso Lutero e verso i Luterani che meritano il massimo rispetto da parte di tutti (ed hanno particolarmente il mio), ma solo un modo divertente (speriamo) di leggere uno dei fatti salienti della storia richiamando l’attualità.
Dialetto: Lazio

Quànno Martin Lutero all’imprincipio
Quanno Martin Lutero all’imprincipio
faceva er frate senza piantà storia
je venne ‘n mente drento a ‘n municipio
de studiasse ‘na lettera a memoria.

Distiguenno aggettivo e participio
je montò ‘na tal furia, ‘na tal boria
che je fece dettà quer suo principio
siconno cui nun sempre c’è la gròlia

ar fonno de li salmi. Er poveretto
nun s’àricapezzava era scontento,
e je s’abbrustoliva er sentimento.

Perché? Pe’ na raggione, a chiarimento:
la lettera de Pàvolo, all’oggetto,
recava: “Alli Romani”… e ho tutto detto!



Traduzione in italiano

Quando Martin Lutero, all'inizio
Quando Martin Lutero all’inizio
faceva il frate senza piantare storia
je venne in mente dentro a un municipio
di studiarsi una lettera a memoria.

Distiguendo aggettivo e participio
gli montò una tal furia, una tal boria
che gli fece dettar quel suo principio
secondo cui non sempre c’è la gloria

in fondo ai salmi. Il poveretto
non si raccapezzava era scontento,
e gli s’abbrustoliva il sentimento.

Perché? Per una raggione, a chiarimento:
la lettera di Paolo, all’oggetto,
recava: “Ai Romani”… e ho tutto detto!


Racconto inviato da: Benito CIarlo