POESIE - VENETO
Primo zorno de scuola a BESLAN

Dialetto: Veneto

Primo zorno de scuola a BESLAN

Xe setembre cominsia ea scuola.

A Beslan,tra le betaulle dell'Ossezia,
e mame rovista el fondo dei borselini
par compraree matite e quaderni dove so fioi i scrivarà e loro storie.

Storie de vite semplici,domestiche,come i zorni in cortile,rampegai sule perteghe de na palestra o vissue da drio e finestre de gelo a sognar el caldo del'estate,sciogliendo bae de neve con le man.

I legerà nei libri de scuola
e gesta de omani audaci e impavidi
potenti tracotanti
che ga torturà i nemissi,massacrà ,stuprà,e libarà altri omeni.

I savarà dei martìri,de infamie e de barbarie, de rivolussion anegae nel sangue dei padri, de scempi in nome dea giustisia.

I savarà de che pasta xe fato l'omo.
Quel'omo che canta l'amor
imbrassando el kalashnikov,
queo che da fià ae trombe
par metare in scena la melodia dela guera,queo che usa e parole persuasive aringando ea zente con le bugie.

I sentirà i passi oprimenti dela storia venirghe incontro a gran velocità,nel rimbombo che làssa i scarponi ceceni tra silensi disperai,nel'eco asordante dele bombe che sbriciola e pareti dela speransa.

No i leserà più ea stoira quei putei.

Ancuo i la gà scrita col sangue sui loro nudi corpicini.

PER NO DESMENTEGARSE DE STI PUTEI MORTI NELA LORO SCUOLA DE BESLAN


Traduzione in italiano

Primo giorno di scuola a BESLAN

A settembre comincia la scuola.

A Beslan, tra le betulle dell'Ossezia,
le mamme rovistano il fondo dei borsellini
per comprare le matite e i quaderni
dove i figli scriveranno le loro storie.
Storie di vite semplici, domestiche,
come i giorni dei giochi in un cortile,
arrampicati alla pertica d’una palestra
o vissute dietro le finestre di gelo
a sognare il caldo dell’estate
sciogliendo palle di neve tra le mani.

Leggeranno nei libri di scuola
le gesta d’uomini audaci e impavidi
potenti e tracotanti
che hanno torturato i nemici,
massacrato, stuprato, seppellito
e liberato altri uomini.

Sapranno di martiri, d’infamie e di barbarie,
di rivoluzioni annegate nel sangue dei padri,
di scempi in nome della giustizia.

Sapranno di che è fatto l’uomo.

Quell’uomo che canta l’amore
imbracciando un Kalashnikov,
quello che da fiato alle trombe
per mettere in scena la melodia della guerra,
quello che usa le parole persuasive
arringando la folla con le menzogne.

Sentiranno i passi opprimenti della storia
venirgli incontro a grande velocità,
nel plumbeo rimbombo degli scarponi ceceni
tra i silenzi disperati,
nell’eco assordante degli ordigni
che sbrindellano le pareti della speranza.

Non leggeranno più la storia quei bimbi.

Oggi l’hanno scritta
col sangue
sui loro nudi cadaveri.

In memoria dei bambini morti nella scuola di Beslan


Racconto inviato da: Gino