Le poesie della regione Calabria
Sètti ppi sètti
Questa filastrocca è la vera antesignana del ritmo che oggi chiamano RAP. Mia nonna Rosaria (classe 1895) la cantava, negli anni Cinquanta, quasi alla maniera di Jovanotti e, cosa molto importante, sfidava mio nonno a ripeterla, col ritmo giusto, quello della tammurriata, per intenderci, senza mai riprendere fiato e, il più delle volte, improvvisando. Pertanto, quella che trascrivo è solo un frammento di quel gioco affascinante, fatto di parole e di movenze, quello che ricordo meglio. Come in tutte le filastrocche, le parole hanno solo la funzione di assecondare il ritmo. Mi sembra che l'unico significato che si possa dare alle strofe sia quello di evidenziare, attraverso il gioco, i sogni della povera gente, le cose desiderate e le paure. Ad esempio, i broccoli con le uova (il broccolo era un piatto fin troppo comune, odiato quasi, ma con le uova rappresentava una rara leccornia poiché le uova si dovevano vendere, non mangiare). Il monaco a cavalcioni e l'indigestione da cotiche: due incubi (il primo per il marito che temeva corna e il secondo per tutti: con l'uccisione del maiale era l'unica indigestione che i poveri potevano permettersi).
Inviato da: Benito Ciarlo
Si m'arricuordu spànticu
Inviato da: Benito Ciarlo
Prighièra
Inviato da: Benito Ciarlo
Matri
Inviato da: Benito Ciarlo
A Luci
Inviato da: Benito Ciarlo
A ru Tiempu
Inviato da: Benito Ciarlo